Prendersi tempo per sé senza senso di colpa: ritrovare il proprio spazio

Hai finalmente una serata libera. Nessuno ha bisogno di te, non hai appuntamenti e, per una volta, non devi occuparti di qualcosa.
Eppure, invece di godertela, inizi a pensare a quello che potresti fare: sistemare casa, rispondere a un messaggio, anticipare qualcosa per il giorno dopo. Oppure ti siedi, ma fai fatica a rilassarti davvero. Una parte di te continua a pensare che dovresti essere altrove, con qualcuno, a fare qualcosa di utile.
Per alcune persone, avere tempo per sé è più difficile che trovare tempo per gli altri.
Ci sono vite in cui il tempo viene continuamente riempito dalle esigenze del lavoro, della famiglia, dei figli, dei genitori, delle persone che amiamo. Si diventa abili nel rispondere, organizzare, esserci. E quasi senza accorgersene, si impara a considerare i propri bisogni come qualcosa che può aspettare.
Finché arriva il momento in cui anche fermarsi può far sentire in colpa.
Ma cosa succede quando il bisogno di avere uno spazio per sé incontra la convinzione che quello spazio debba essere sempre meritato?
Quando essere disponibili diventa un modo di stare al mondo
Ci sono persone abituate a esserci sempre. Sono quelle su cui gli altri possono contare, quelle che si accorgono di ciò che serve prima ancora che venga chiesto, che fanno fatica a dire di no o a lasciare che qualcun altro si occupi delle cose.
La disponibilità può essere una qualità preziosa. Il problema nasce quando diventa l'unico modo che conosciamo per sentirci utili, presenti, importanti per gli altri.
A quel punto diventa difficile fermarsi e chiedersi: io, invece, di cosa ho bisogno?
Non perché non abbiamo bisogni, ma perché abbiamo imparato a riconoscere molto bene quelli degli altri e molto meno i nostri. E quando finalmente proviamo a dare loro spazio, può comparire quella voce interiore che chiede: Posso davvero permettermelo? Non sto pensando troppo a me?
Il corpo conosce il costo di non avere spazio
A volte il corpo se ne accorge prima di noi.
Una tensione che non passa, la difficoltà a rilassarsi anche quando non c'è più nulla da fare, un senso di stanchezza che il riposo non sembra risolvere. Anche nei momenti liberi può esserci una parte di noi che continua a funzionare, come se fosse sempre necessario essere pronti a occuparsi di qualcosa o di qualcuno.
Prendersi tempo per sé, allora, non significa semplicemente aggiungere un'attività piacevole alla propria agenda. Può significare interrompere, almeno per un momento, quella continua attenzione rivolta verso l'esterno e tornare a sentire che cosa sta accadendo dentro di noi.
Il corpo può lentamente lasciare andare qualcosa. Il respiro può trovare più spazio. E insieme alla tensione possono tornare sensazioni che avevamo messo da parte: il piacere, la stanchezza, un desiderio, un bisogno, perfino una rabbia che non avevamo ancora ascoltato.
Forse è proprio lì che cominciamo a capire che cosa ci sta costando vivere senza spazio per noi.
Prendersi spazio non significa allontanarsi dagli altri
Avere bisogno di tempo per sé non significa amare meno, essere meno disponibili o diventare egoisti.
Significa anche poter esistere al di là dei ruoli che ricopriamo: non soltanto genitore, partner, figlio, professionista, persona che si prende cura degli altri, ma semplicemente persona.
Quando quello spazio torna a esserci, possono riemergere domande che erano rimaste nascoste sotto le tante cose da fare: Che cosa desidero? Che cosa mi fa bene? Che cosa non voglio più? C'è qualcosa che sto facendo soltanto perché penso di doverlo fare?
Non sempre le risposte arrivano subito. A volte è già importante accorgersi che quelle domande esistono.
Dal senso di colpa alla possibilità di scegliere
Forse il senso di colpa non deve necessariamente scomparire prima di poterci prendere cura di noi. Possiamo sentirlo e, allo stesso tempo, riconoscere che abbiamo bisogno di fermarci. Possiamo amare qualcuno e avere bisogno di stare un po' da soli. Possiamo essere responsabili e avere bisogno di riposo. Possiamo prenderci cura degli altri senza fare della nostra continua disponibilità la misura del nostro valore.
Il punto, allora, non è trovare il modo di eliminare il senso di colpa, ma cominciare ad ascoltare ciò che ci sta dicendo. E soprattutto ciò che, sotto quel senso di colpa, forse stiamo facendo fatica a riconoscere.
A volte ritrovare il proprio spazio significa semplicemente cominciare a concedersi il diritto di ascoltarsi. Altre volte, invece, ci accorgiamo che da soli è difficile capire che cosa ci sta succedendo, perché siamo troppo abituati a funzionare secondo le aspettative degli altri.
Anche per questo può essere utile avere uno spazio dedicato, in cui fermarsi senza dover essere efficienti, disponibili o all'altezza di qualcuno. Un percorso di counseling può essere proprio questo: un tempo per ascoltare ciò che c'è, dare un significato a quello che stiamo vivendo e tornare, con maggiore chiarezza, a sentire quale direzione ci appartiene.
Perché prendersi cura di sé non significa aggiungere un altro compito alla lista delle cose da fare. A volte significa finalmente fare spazio a noi stessi.




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