Emozioni difficili: perché evitarle ci allontana dalla nostra verità emotiva
- gerardinamaglione
- 16 minuti fa
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Ci sono emozioni che impariamo presto a non mostrare.
La rabbia perché “non sta bene”.
La tristezza perché “bisogna reagire”.
La paura perché “dobbiamo essere forti”.
Se hai tra i 35 e i 50 anni, probabilmente hai imparato a funzionare molto bene.
A gestire responsabilità, lavoro, relazioni.
Ma dentro, a volte, senti una fatica che non sai nominare.
Anch’io ho attraversato una fase in cui ero capace di spiegare tutto, ma non di sentire davvero.
Le emozioni scomode le trasformavo in controllo.
Quelle troppo intense le razionalizzavo.
Finché il corpo ha iniziato a parlarmi attraverso tensioni e stanchezza.
Le emozioni difficili non sono il problema
Ho capito allora che le emozioni difficili non sono il problema.
Il problema è quando diventano invisibili.
Ogni emozione ha una funzione vitale.
La rabbia protegge.
La tristezza fa integrare.
La paura segnala un confine.
Quando le blocchiamo, non blocchiamo solo il dolore.
Blocchiamo anche l’energia che serve per vivere con autenticità.
Alexander Lowen scriveva:
“La vitalità di una persona si manifesta nella sua capacità di sentire.”
Sentire non significa essere travolti.
Significa permettere al corpo di attraversare ciò che c’è, senza giudicarlo.
Nel counseling lavoro spesso con persone che hanno perso il contatto con la propria verità emotiva.
Non perché non provino emozioni, ma perché le hanno rese silenziose per troppo tempo.
Ritrovare questa verità è un processo delicato.
Si fa un passo alla volta.
Con rispetto.
Con uno spazio sicuro in cui anche ciò che sembra “troppo” può essere accolto.
Se senti che alcune emozioni stanno chiedendo attenzione, forse è il momento di ascoltarle con maggiore presenza.



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