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Dire no per tornare a sé: confini, potere personale e counseling

gerardinamaglione
6 feb
Tempo di lettura: 1 min


Per molto tempo ho creduto che dire “no” fosse un gesto duro.Un atto capace di ferire, allontanare, far perdere amore.

Così ho imparato a dire sì. A essere disponibile. A capire gli altri prima di ascoltare me stessa. Il prezzo di quei sì non sentiti lo pagava il corpo:stanchezza, tensione, una sensazione sottile di essermi persa.


Dire no non è stato un gesto improvviso. È stato un processo di ritorno a me, al mio sentire, anche quando non era comodo.

Nel counseling lavoro spesso con persone che faticano a riconoscere i propri confini emotivi.Non sanno più dove finiscono loro e dove iniziano gli altri.

Un confine non è un muro.È un atto di verità.Definisce chi siamo e di cosa abbiamo bisogno.


Quando diciamo sì per paura di perdere l’amore, perdiamo prima di tutto noi stessi.E il corpo lo sa: si irrigidisce, trattiene, si chiude.

Come scrive Carl Rogers:

“Quando accetto me stesso così come sono, allora posso cambiare.”

Dire no è smettere di lasciarsi indietro.

È affermare il proprio potere personale e tornare ad abitare la propria vita.

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