Perché mi sento sempre inadeguatə? Il senso di inadeguatezza vissuto nel corpo
- gerardinamaglione
- 9 minuti fa
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Ti capita di sentirti fuori posto anche quando stai facendo del tuo meglio.
Ti confronti con gli altri e hai la sensazione di non essere mai abbastanza.
Il corpo si ritrae, la voce si abbassa, il respiro si fa corto.
E se questa esperienza non parlasse di ciò che sei, ma di ciò che hai imparato a credere?
Il senso di inadeguatezza si manifesta prima nel corpo
Il senso di inadeguatezza raramente nasce nel presente.
Spesso prende forma molto prima, nelle relazioni in cui hai imparato a misurare il tuo valore in base all’approvazione, alle aspettative o al timore di deludere.
Con il tempo, quella voce esterna può diventare interna.
E comincia a parlare come se fosse la tua.
“Non sei abbastanza.”“Dovresti fare di più.”“Non sbagliare.”“Non dare fastidio.”
Il corpo riconosce questa voce: le spalle si chiudono, il petto si contrae, il respiro resta alto, la mandibola si irrigidisce, la voce perde forza.
Come se mostrarti pienamente fosse rischioso.
Come se occupare spazio, esprimere un bisogno o sostenere uno sguardo potesse esporti al giudizio.
Vergogna e copioni interiorizzati: una voce appresa, non la tua identità
Il senso di inadeguatezza è spesso una forma incarnata di vergogna.
Non riguarda solo i pensieri, riguarda il modo in cui stai nel mondo.
Il modo in cui ti presenti.
Il modo in cui ti trattieni.
Il modo in cui, anche in silenzio, ti riduci.
La vergogna nasce quando senti che qualcosa di te non è accettabile.
Può emergere quando senti troppo.
Quando chiedi troppo.
Quando non riesci a essere come pensi che dovresti essere.
Per proteggerti, impari ad adattarti, ad essere perfetto, a non disturbare, a compiacere, a nascondere i tuoi bisogni.
Questi adattamenti, all’inizio, sono stati tentativi intelligenti di mantenere il legame.
Ma nel tempo possono trasformarsi in copioni interiorizzati.
Modi automatici di pensare, sentire e reagire, anche quando oggi non sono più necessari.
Come scrive Carl Rogers:
“Mi rendo conto che se fossi stabile, costante o statico, vivrei come un cadavere. Accetto così la confusione, l’incertezza, la paura e gli alti e bassi della vita emotiva, perché sono il prezzo che pago per una vita fluttuante, intensa e stimolante.”
Accettare la propria vulnerabilità non significa essere sbagliati.
Significa riconoscere che la vita emotiva è movimento.
E che non occorre essere perfetti per avere valore.
Quando ti senti “meno” anche senza un motivo evidente
Il senso di inadeguatezza può comparire in molte situazioni: quando devi parlare in pubblico, quando inizi una relazione, quando ricevi un rifiuto, quando non riesci a soddisfare le aspettative.
Oppure nei momenti in cui, apparentemente, non è successo nulla di particolare.
Ti senti semplicemente “meno”: meno capace, meno interessante, meno degnə.
In quei momenti può essere utile fermarti e osservare.
Di chi è davvero quella voce?
Assomiglia al tuo modo autentico di guardarti?
Oppure ripete parole, sguardi e atmosfere che hai conosciuto molto tempo fa?
Non sei il giudizio che hai interiorizzato
Riconoscere l’origine del senso di inadeguatezza non lo fa sparire immediatamente, ma può cambiare il modo in cui lo ascolti.
Ciò che senti non è necessariamente la verità su di te.
Può essere il riflesso di antichi adattamenti, di strategie che un tempo ti hanno aiutato a mantenere il contatto.
E che oggi possono essere osservate con maggiore gentilezza.
Non sei quella voce.
Sei la persona che può iniziare a distinguerla da sé.
Quando il counseling può aiutarti a ritrovare il tuo valore
Comprendere da dove nasce il senso di inadeguatezza non è sempre semplice, soprattutto quando vergogna e autocritica sembrano accompagnarti da molto tempo.
Un percorso di counseling può offrirti uno spazio di ascolto sicuro in cui riconoscere l’origine di queste convinzioni, dare significato a ciò che senti e costruire un rapporto con te stessə più autentico, stabile e rispettoso del tuo valore.



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