Cos'è questo senso di vuoto?
- gerardinamaglione
- 17 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min

Ti capita di attraversare le giornate senza sentire davvero nulla. Fai ciò che devi fare, rispondi, porti avanti le cose. Eppure dentro c’è una distanza difficile da spiegare.
Come se qualcosa si fosse spento, senza fare rumore.
Perché mi sento vuoto dentro: cosa dice il corpo
Quando parliamo di vuoto emotivo, spesso pensiamo a una mancanza. Come se qualcosa dovesse esserci e invece non c’è.
Ma l’esperienza è più sottile.
Nel corpo, il vuoto non è assenza: è spesso una forma di distanza dal sentire.
Può manifestarsi così: respiro superficiale, energia bassa, movimenti rallentati o automatici.
A volte il corpo è presente, ma non è abitato.
Anche le emozioni sembrano attenuate. Non c’è un dolore preciso ma nemmeno un vero coinvolgimento.
Questa condizione può nascere quando l’intensità emotiva è stata, a lungo, troppo alta.
O quando alcune esperienze non hanno trovato uno spazio sicuro per essere sentite.
Allora il sistema si adatta: non spegne per errore, regola per protezione.
Il vuoto, in questo senso, non è un difetto da correggere. È un modo con cui il corpo prova a mantenere un equilibrio.
Come osserva Alexander Lowen:
“Purtroppo, la maggior parte delle persone non si ferma ad ascoltare la propria stanchezza. Molti trovano difficile dire ‘Non ce la faccio’.
Da bambini, è stato loro insegnato che volere è potere. Dire ‘Non ce la faccio’ significa ammettere la sconfitta, il che viene visto come la prova di non essere degni d'amore.”
Vuoto emotivo e corpo: quando il sentire si allontana
Se ti fermi un momento, puoi iniziare a notarlo.
Ci sono momenti della giornata in cui ti senti più distante? Quando il corpo sembra funzionare, ma non partecipare?
Forse quando sei in mezzo agli altri. O quando finalmente ti fermi.
Cosa succede al tuo respiro? È pieno o resta alto, trattenuto?
E le emozioni? Arrivano… o restano sullo sfondo, come ovattate?
Il vuoto non è sempre silenzio totale. A volte è un volume abbassato.
E dentro quel volume basso può esserci stanchezza, sovraccarico, o qualcosa che non ha ancora trovato un modo per emergere.
ll vuoto non deve necessariamente essere riempito, anzi: chiede di essere riconosciuto, ascoltato senza fretta.
E’ una soglia: qualcosa si è allontanato, ma non è ancora arrivato qualcosa d’altro.
Restare in questo spazio non è semplice.
Riconoscere di essere dentro questo tipo di esperienza non è immediato, soprattutto quando il vuoto sembra togliere parole e orientamento.
In alcuni momenti, poter attraversare questo passaggio in una cornice sicura e non giudicante può rendere più possibile l’ascolto.
Uno spazio di counseling può offrire proprio questo: un tempo e un luogo in cui il vuoto non deve essere riempito, ma può essere nominato e compreso.



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