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Quando la vita cambia senza chiederti il permesso: vivere il cambiamento.

gerardinamaglione
6 minuti fa
Tempo di lettura: 6 min

una persona di spalle a metà di una scala

Ci sono cambiamenti che cominciano dentro di noi, come un desiderio che prende forma lentamente, una domanda che non riusciamo più a mettere a tacere, la sensazione che qualcosa nella vita che stiamo vivendo non ci appartenga più. E poi ci sono cambiamenti che arrivano da fuori, senza averli cercati e, qualche volta, senza averli neppure immaginati.

Una relazione finisce, un figlio lascia casa, il lavoro che abbiamo svolto per anni viene meno, il corpo attraversa una trasformazione che non possiamo fermare. La vita che conoscevamo cambia forma e, anche quando sappiamo razionalmente che non possiamo tornare indietro, una parte di noi continua a desiderare che tutto torni come prima.

In quei momenti non è detto che siamo pronti a cercare nuove possibilità. Possiamo sentirci disorientati, arrabbiati, spaventati. Possiamo desiderare di sottrarci a ciò che sta accadendo, cercare una soluzione che annulli il cambiamento o aggrapparci a ciò che ancora ci è familiare.

E forse è proprio da qui che dobbiamo cominciare: dal riconoscere che non tutti i cambiamenti sono desiderati e che non siamo obbligati a considerarli subito un'opportunità.


Quando la vita cambia, non cambia soltanto ciò che abbiamo

Una separazione non significa soltanto perdere una relazione. Può voler dire rimettere in discussione l'immagine che avevamo di noi, il futuro che avevamo immaginato, le abitudini quotidiane e il posto che occupavamo nella vita di un'altra persona.

Quando i figli vanno via di casa, possiamo essere felici per la loro autonomia e, nello stesso tempo, sentire un vuoto difficile da nominare. Non ci manca necessariamente soltanto la loro presenza: può venir meno una parte importante del nostro modo di sentirci genitori, del ritmo delle giornate, del significato che abbiamo dato per anni a molte delle nostre scelte.

La perdita del lavoro può mettere in discussione non soltanto la sicurezza economica, ma anche il senso di competenza, l'appartenenza, il riconoscimento sociale. E una trasformazione fisiologica come la menopausa o l'arrivo di un figlio può modificare il rapporto con il corpo, con il tempo, con gli altri e con l'identità che fino a quel momento ci ha sostenuto.

Ogni transizione porta con sé una storia particolare. Non possiamo mettere sullo stesso piano esperienze così diverse, ma possiamo riconoscere un elemento comune: quando qualcosa cambia nella nostra vita, non sempre sappiamo immediatamente chi siamo dentro la nuova situazione.

È come se la realtà fosse già andata avanti, mentre una parte di noi fosse ancora legata a ciò che c'era prima. E questa distanza può essere faticosa da abitare.

La mente cerca spiegazioni, ripercorre gli eventi, immagina scenari, prova a capire come avrebbe potuto evitare quello che è successo. A volte questi pensieri ci aiutano a elaborare l'esperienza; altre volte diventano un tentativo di trovare una certezza che, in quel momento, non è disponibile.

Possiamo oscillare tra il desiderio di affrontare la situazione e quello di non pensarci affatto, tra la necessità di prendere decisioni e il bisogno di rimandarle, tra la speranza che qualcosa possa ancora cambiare e la paura di dover accettare che non sarà più come prima. È il modo in cui cerchiamo di orientarci quando i riferimenti abituali non sono più sufficienti.


Il corpo attraversa il cambiamento insieme a noi

Quando la vita ci mette di fronte a qualcosa che non abbiamo scelto, non è soltanto la mente a dover trovare un nuovo equilibrio.

Il corpo può reagire con una tensione persistente, un sonno disturbato, una stanchezza che non riusciamo a spiegare, un respiro che sembra non trovare spazio. Possiamo sentirci continuamente in allerta, come se dovessimo essere pronti a fronteggiare qualcosa, oppure sperimentare una sensazione di vuoto, di rallentamento, di difficoltà a ritrovare l'energia necessaria per affrontare le giornate.

A volte ci accorgiamo di quanto siamo in difficoltà proprio quando proviamo a riprendere la quotidianità. Facciamo quello che dobbiamo fare, rispondiamo alle richieste, cerchiamo di mantenere le nostre abitudini, ma ci rendiamo conto che tutto richiede uno sforzo maggiore.

Altre volte, invece, ci imponiamo di reagire in fretta. Ci diciamo che dobbiamo essere forti, che non possiamo permetterci di fermarci, che è necessario andare avanti. E così rischiamo di chiedere al corpo di sostenere un ritmo che non tiene conto di ciò che stiamo attraversando.

Nella mia prospettiva, ascoltare il corpo non significa interpretare ogni tensione come un segnale preciso, né pensare che basti respirare meglio per risolvere una situazione difficile. Significa riconoscere che anche il nostro modo di sentire, di muoverci, di riposare e di stare in relazione può essere coinvolto nella transizione.

A volte abbiamo bisogno di ritrovare un po' di stabilità nelle cose semplici, di accorgerci di quando siamo stanchi, di concederci una pausa senza viverla come una resa. Altre volte può essere importante recuperare gradualmente il movimento, il contatto con gli altri, quelle attività che ci fanno sentire presenti e vivi.

Non per cancellare ciò che è accaduto, ma per non lasciare che tutto il nostro spazio interiore venga occupato da ciò che abbiamo perso o da ciò che temiamo.


Non possiamo sempre scegliere ciò che accade. Possiamo ritrovare qualcosa da cui ripartire

Di fronte a un cambiamento imposto, è comprensibile desiderare di recuperare il controllo. Cerchiamo di capire che cosa fare, come risolvere il problema, quando torneremo a sentirci come prima.

Ma non sempre abbiamo subito una risposta, e non tutte le situazioni possono essere risolte con una decisione. Alcune richiedono tempo, altre comportano perdite reali, altre ancora ci chiedono di attraversare una fase della vita che non avremmo scelto.

Accettare questa realtà non significa approvarla, esserne contenti o rinunciare a cercare alternative. Significa, piuttosto, cominciare a distinguere ciò che non possiamo modificare da ciò su cui possiamo ancora esercitare una possibilità di scelta.

Può sembrare poco, soprattutto quando sentiamo di aver perso molto. Eppure, ritrovare un margine di scelta può fare una differenza importante.

Non possiamo decidere che una separazione non sia avvenuta, ma possiamo, con il tempo, riconoscere di che cosa abbiamo bisogno per attraversarla. Non possiamo impedire ai figli di diventare autonomi, ma possiamo esplorare che cosa desideriamo per la nostra vita oltre il ruolo genitoriale. Non sempre possiamo recuperare il lavoro perduto, ma possiamo cercare di comprendere quali risorse, competenze e possibilità siano ancora disponibili, anche quando la fiducia in noi stessi è stata scossa.

Non si tratta di pensare positivo o di convincerci che ogni esperienza nasconda qualcosa di buono. Si tratta di riconoscere che la nostra capacità di affrontare ciò che accade non coincide con la possibilità di controllarlo.

Possiamo essere spaventati e, nello stesso tempo, compiere un passo. Possiamo non sapere ancora come andrà e occuparci di ciò che è possibile fare oggi. Possiamo sentirci fragili senza essere completamente privi di risorse.

La resilienza, secondo me, non è la capacità di sopportare tutto senza cedere, né l'obbligo di trasformare ogni difficoltà in una lezione. È piuttosto la possibilità di attraversare una condizione difficile senza perdere definitivamente il contatto con noi stessi, riconoscendo quando possiamo procedere con le nostre forze e quando abbiamo bisogno di sostegno.

A volte questa possibilità comincia da gesti molto piccoli: riprendere una conversazione rimandata, chiedere un'informazione, riconoscere di non avere ancora le energie per una decisione importante, permettersi di dire che qualcosa fa male. Non sono necessariamente soluzioni, ma possono essere modi per tornare a sentirsi partecipi della propria vita, anche quando non è quella che avremmo voluto.

E questo richiede anche di rispettare i propri tempi. Non esiste una misura uguale per tutti di quanto si dovrebbe impiegare ad adattarsi a una separazione, a una perdita o a una trasformazione importante. Confrontare il nostro modo di attraversare un cambiamento con quello degli altri rischia di aggiungere un giudizio alla fatica che stiamo già vivendo.


Chiedere aiuto non significa non farcela

Quando attraversiamo un cambiamento difficile, possiamo avere bisogno di qualcuno che ci aiuti a mettere ordine nei pensieri, a riconoscere quello che stiamo provando e a vedere possibilità che, immersi nella situazione, facciamo fatica a intravedere.

Non sempre abbiamo bisogno di consigli o di soluzioni. A volte è sufficiente trovare uno spazio in cui poter esprimere ciò che sentiamo senza essere giudicati, senza dover dimostrare di stare meglio e senza essere spinti a decidere prima di essere pronti.

Può essere una persona di fiducia, qualcuno che ha attraversato un'esperienza simile o, quando sentiamo di aver bisogno di uno spazio più dedicato, un professionista della relazione d'aiuto. L'importante è non confondere l'autonomia con il dover fare tutto da soli.

Lasciarci sostenere non elimina la difficoltà, ma può aiutarci a ritrovare fiducia nella possibilità di affrontarla, un passo alla volta.


Non bisogna essere pronti per cominciare ad attraversarlo

Quando un cambiamento arriva senza che lo abbiamo scelto, possiamo impiegare tempo prima di riuscire a immaginare una vita diversa. Forse, all'inizio, tutto ciò che desideriamo è recuperare quello che abbiamo perso. E non c'è bisogno di rimproverarci per questo.

Non dobbiamo trasformare subito la perdita in un'opportunità, trovare immediatamente un nuovo equilibrio o dimostrare a noi stessi e agli altri di essere capaci di reagire.

Possiamo cominciare riconoscendo quello che c'è: la paura, la rabbia, la stanchezza, la nostalgia, la confusione. Possiamo dare spazio a ciò che non avremmo voluto vivere, senza rinunciare alla possibilità che, nel tempo, qualcosa possa prendere una forma diversa.

Il cambiamento non ci chiede necessariamente di diventare subito persone nuove. A volte ci chiede, prima di tutto, di trovare un modo per restare in contatto con noi stessi mentre la vita cambia intorno a noi.

Penso che sia proprio qui che possiamo ritrovare fiducia: non nella certezza che sapremo affrontare tutto senza difficoltà, ma nella possibilità di ascoltarci, riconoscere le risorse che abbiamo, cercarne altre quando servono e compiere un passo alla volta, senza pretendere di conoscere già tutta la strada.

Non sempre possiamo scegliere il cambiamento che ci aspetta. Possiamo, però, cercare un modo di attraversarlo senza perdere noi stessi.

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