Ansia da burnout: quando perdi contatto con te stessə
- gerardinamaglione
- 5 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Ti svegli già stancə.
La giornata è piena prima ancora di cominciare e la sensazione è di dover sempre rincorrere qualcosa.
Continui a fare, organizzare, rispondere, produrre.
Ma quando è stata l’ultima volta che ti sei chiestə come stai davvero?
Ansia da burnout e perdita di grounding: cosa accade nel corpo
L'ansia da burnout non compare all'improvviso: spesso arriva dopo un lungo periodo trascorso a funzionare, a essere presenti per tutti, a rispettare scadenze, aspettative, richieste, a cercare di essere sempre all’altezza.
All'inizio sembra energia, poi diventa tensione, successivamente fatica.
Infine qualcosa dentro comincia a perdere appoggio.
Il corpo è spesso il primo ad accorgersene: il respiro si accorcia, le spalle restano contratte, la mandibola è serrata, il sonno non rigenera.
Anche quando ti fermi, non riesci davvero a riposare, come se una parte di te fosse costantemente in allerta.
Come se potessi concederti di rallentare solo dopo aver fatto ancora qualcosa.
Dal punto di vista emotivo può comparire una sensazione difficile da descrivere: non necessariamente tristezza, piuttosto una distanza da te stessə, dai tuoi bisogni, da ciò che desideri davvero.
Quando vivi a lungo orientatə verso ciò che è richiesto dall'esterno, può diventare difficile percepire ciò che arriva dall'interno.
E così, lentamente, perdi il grounding, quel senso di contatto con il tuo corpo, con la tua esperienza e con la direzione che senti autenticamente tua.
Non sai più bene chi sei, dove sei, cosa vuoi.
Sai soltanto cosa devi fare.
Come scrive Alexander Lowen:
"Noi esseri umani siamo come gli alberi, radicati al suolo con un’estremità, protesi verso il cielo con l’altra, e tanto più possiamo protenderci quanto più forti sono le nostre radici terrene."
Questa immagine racconta bene ciò che accade nel burnout: quando perdiamo il contatto con le nostre radici interiori, continuiamo a spingerci verso l’alto, verso gli obiettivi, le aspettative, la performance.
Ma senza un appoggio solido, ogni sforzo richiede una quantità crescente di energia.
Quando la direzione della tua vita sembra arrivare solo dall’esterno
Viviamo in un tempo che premia la velocità, la disponibilità continua, la produttività costante.
Sembra che ci sia sempre qualcosa da migliorare o da raggiungere o da dimostrare.
In questo scenario può accadere che la tua bussola interna si indebolisca.
Cominci a muoverti seguendo richieste, standard e aspettative che non hai realmente scelto.
Non perché siano sbagliati, ma perché non ti sei più fermatə abbastanza a lungo da chiederti se sono ancora tuoi.
Il burnout non riguarda soltanto il lavoro, può riguardare ogni ambito della vita: la famiglia, la relazione, la cura degli altri, la necessità di essere sempre presente, disponibile, affidabile.
Il malessere nasce proprio dall'aver imparato a occuparti di tutto, tranne che di te.
E il corpo, ancora una volta, parla attraverso l'inquietudine, la stanchezza, l'ansia.
Attraverso quella sensazione di essere sempre in movimento e mai davvero arrivatə.
Forse anche tu conosci questa sensazione: continui a fare ciò che hai sempre fatto, eppure qualcosa non torna.
Le giornate scorrono, gli impegni vengono rispettati, i risultati arrivano ma non producono più il senso di soddisfazione che ti aspettavi.
Forse ti capita di chiederti:
Dove sto andando davvero?
Questa vita mi assomiglia ancora?
Ciò che desidero oggi coincide con ciò che sto costruendo?
Oppure sto semplicemente seguendo una direzione che qualcun altro ha definito per me?
Non sono domande che richiedono risposte immediate ma sono domande importanti.
Perché spesso il grounding non si perde in un giorno, si perde poco alla volta: ogni volta che smetti di ascoltarti, ogni volta che ignori un limite, ogni volta che sostituisci ciò che senti con ciò che dovresti sentire.
Ritrovare appoggio non significa eliminare ogni fatica, non significa smettere di avere responsabilità e non significa abbandonare i propri obiettivi.
Significa tornare ad abitare il proprio corpo, riconoscere i propri limiti senza viverli come un fallimento, lasciare che la direzione della propria vita emerga anche dall'interno, e non soltanto dalle richieste del mondo esterno.
Ciò che chiamiamo ansia è anche il segnale di una distanza, quella tra la vita che stiamo vivendo e quella che sentiamo nostra.
Quando il counseling può aiutarti a ritrovare il tuo grounding
Se da tempo senti di vivere in una continua corsa, se la stanchezza sembra non passare e fai fatica a riconoscere cosa desideri davvero, fermarti ad ascoltare ciò che sta accadendo può non essere semplice da soli.
Un percorso di counseling può offrirti uno spazio di riflessione e consapevolezza in cui ritrovare contatto con la tua esperienza, comprendere i segnali del corpo e orientarti nuovamente verso ciò che senti autentico.
Non per diventare una persona diversa m

a per recuperare un appoggio più stabile dentro di te.
Per tornare a chiederti, con maggiore chiarezza:
Chi sono? Dove sono? Cosa voglio davvero?



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